10 domande a… Georgian Cimpeanu

Per chi gravita attorno al mondo delle competizioni il nome di Georgian Cimpeanu è cosa nota. A livello nazionale è uno dei migliori atleti e si può vantare di aver vinto nello stesso anno il titolo italiano nel point, nel light e nella kick-light.
Ha vinto numerosi titoli a livello nazionale e internazionale e avremo il piacere di averlo tra i nostri ospiti alla quattordicesima edizione dell’Auxe City Camp che si terrà a Peseggia (Scorzè) dal 26 al 29 maggio.
Georgian ha scelto di fare dello sport la sua vita, e noi gli abbiamo chiesto di rispondere alle domande della nostra rubrica per conoscerlo meglio.
Lo ha fatto nell’unico modo che conosce: da grande campione.

1. Come ti sei avvicinato agli sport da combattimento?
All’età di 6 anni mio padre mi portò a vedere una lezione di karate con il mio attuale maestro. Me ne sono subito innamorato e da li non ho più smesso

2. Un atleta al quale ti sei ispirato.
Per anni fu Raymond Daniels, visto per la prima volta nel 2006. Cercavo di copiarlo in tutti i suoi gesti durante il combattimento. Mi sono ispirato anche a due campioni italiani, Domenico De Marco e Andrea Lucchese i quali erano tra i più tecnici e spettacolari atleti del momento.

3. Ultimo libro letto e serie televisiva che ti crea dipendenza.
L’ultimo libro letto è stato “La sfida dell’eccellenza” di Michele Surian che ogni tanto ripasso prima di qualche torneo. Sulle serie televisive potrei scrivere un tema, visto che sono molto appassionato, ma mi limito a citare le mie preferite: Breaking bad, The walking dead e Game of thrones.

4. Il più grande point fighter di tutti i tempi è…
Raymond Daniels


5. In cosa il pointfighting e il light contact di oggi sono cambiati rispetto al passato?

Il point fighting secondo me è cambiato in peggio. Le abilità degli atleti sono alle stelle già dai cadetti ma non possono emergere al meglio a causa di un regolamento non rispettato. Tutto ciò rende il point fighting, oggi, un combattimento monotono basato su 3-4 tecniche fondamentali. Mentre il light contact, con il fatto che molti point fighters combattono anche in questa disciplina, è diventato un combattimento molto dinamico dove gli atleti riescono a esprimersi al meglio senza preoccuparsi dello stop dell’arbitro dopo essere stati colpiti.

6. Cosa vuol dire essere una cintura nera?
Il mio maestro mi ha messo in testa da sempre un concetto di Bruce Lee: la cintura serve solo a tenere su i pantaloni. Concetto che condivido a pieno. Mi capita spesso di prendere esempio dal bambino di 4-5 anni, da quello di 10 o dal ragazzo che fa kickboxing da un anno, dalla loro voglia di imparare e dal loro entusiasmo. La cintura sta a indicare un percorso che fa la persona, ma non indica ciò che è la persona.

7. Qual è stato il momento più bello vissuto da atleta?
Il momento più bello vissuto da atleta è stato all’età di 16 anni dove ad un Bestfighter riuscii a battere l’allora campione del mondo senior della categoria, il quale stava passando uno dei momenti più favorevoli della sua carriera da atleta. In quella stessa edizione del Bestfighter riuscii a portare a casa 4 medaglie d’oro, è stato davvero fantastico!

8. Il più brutto invece?
Il più brutto è stato quando ho dovuto affrontare un evento spiacevole con mia madre durante il quale non riuscivo ad essere concentrato nè in palestra nè alle gare.


9. Devi partecipare a un torneo a squadre. Crea il tuo dream team, puoi scegliere qualsiasi atleta.

Se dovessi fare un torneo di point fighting sceglierei di affiancarmi Rayomond Daniels, Domenico De Marco e Andrea Lucchese, sarebbe epico.

10. Per chiudere, vorresti ringraziare qualcuno?
Si, avrei da ringraziare molte persone ma mi limito a quelle più importanti. I miei genitori, che da quando ho cominciato a praticare questo sport hanno avuto rinunce nella vita e fatto sacrifici soprattutto economici per far si che io potessi dedicarmi al 100% a questo sport. Vorrei ringraziare i genitori dei ragazzi agonisti ed il mio team per il loro grande supporto, vorrei dire che è fondamentale. Ed infine forse il più importante, vorrei ringraziare la persona che ha reso possibile tutto questo: il mio maestro Marco. Mi ha aiutato ad essere ciò che sono oggi, mi ha aiutato a essere migliore come persona giorno dopo giorno e a sconfiggere le mie paure. Mi ha affiancato in questo viaggio come maestro e come amico e un semplice grazie non basta.

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando su qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie